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Abbigliamento sostenibile? Serve una guida all’acquisto

Un articolo di ‘Vanity Fair’ si cimenta con l’argomento. Importante ricordare che, per quanto riguarda l’abbigliamento, non esiste una normativa analoga al Regolamento europeo sull’agricoltura biologica, bensì dei disciplinari privati la cui applicazione consente di utilizzare il relativo marchio

 

Scegliere di acquistare capi ecosostenibili è il primo passo verso una trasformazione del proprio stile di vita. Il cotone biologico, le fibre etiche, tinture ricavate da erbe… Sono dettagli non trascurabili in questa ritrovata coscienza ambientalista in grado di  farci sentire individui green.

Se Roma non fu costruita in un giorno, lo stesso vale per l’ecosostenibilità
L’emergenza ambientale impone un’attenzione quasi maniacale nella scelta dei prodotti: non basta sapere che il piumino che indossiamo è in nylon riciclato, che le imbottiture in piume d’oca non hanno recato danno al benessere degli animali, o che il sistema di produzione industriale ha ridotto al minimo le emissioni di CO2.

La nostra camicia in cotone bio ci fa sentire a posto con la coscienza? Bene, ma ha il GOTS?
Dalle coltivazioni di cotone agli allevamenti per la lana, via via fino al dettaglio dell’etichettatura di un capo di abbigliamento, nulla sfugge al Global Organic Textile Standard (GOTS), il Vangelo per il biologico nel settore tessile per chi vuole convertirsi alla moda green, che garantisce che il ciclo produttivo rispetti restringenti parametri sia ambientali che etici.

Leggi tutto l’articolo su “Vanity Fair”

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