’anno scorso i corsi, promossi dalla Coldiretti Emilia Romagna, erano destinati alle Start-Up in agricoltura biologica. La nuova proposta contiene quattro percorsi formativi per la specializzazione:
Coltivazione biologica di seminativi e colture industriali
VitiVinicoltura Bio: la coltivazione e le operazioni di cantina nel rispetto dei regolamenti del settore biologico
La zootecnia Bio nell’appennino e nella pianura Emiliano Romagnola
La trasformazione in azienda dei prodotti biologici.
Per informazioni e iscrizioni contattare gli uffici Coldiretti entro 31 dicembre 2019
Gli insetti possono essere davvero importanti e utili per la produzione agricola, convenzionale e biologica, quando forniscono servizi come l’impollinazione e aiutano a controllare altri insetti nocivi. Un recente studio pubblicato su Science Advances, e ripreso dal SINAB , mostra che la resa delle colture migliora quando aumenta l’abbondanza e soprattutto la diversità degli insetti. Utilizzando i dati di 89 studi condotti su 1.475 siti in tutto il mondo, i ricercatori hanno scoperto che la diversità di impollinatori e nemici naturali è molto importante per il raccolto, e che la diversità degli insetti contribuisce alle produzioni in modo diverso rispetto alla loro abbondanza. Ciò significa che fa la differenza chi si trova sul campo e non necessariamente il numero di chi c’è. Mentre esiste un crescente numero di scienziati che indica quanto l’agricoltura ad alta intensità chimica minacci le comunità benefiche di insetti, lo studio pubblicato su Science Advances ha scoperto che l’habitat naturale attorno alle aziende agricole e la diversità di questo habitat migliorano la diversità degli insetti benefici, cosa che si traduce in guadagni diretti nelle rese per gli agricoltori.
Se ne discute giovedì 28 novembre a Legnaro (PD). L’iniziativa si colloca all’interno del progetto TerritoriBio finanziato dal PSR della Regione Veneto che vede coinvolti i due biodistretti del Veneto: BioVenezia e Colli Euganei.
I biodistretti rappresentano uno strumento di vitalizzazione del mondo rurale perseguito tramite la sottoscrizione di un patto per lo sviluppo sostenibile dei territori cui aderiscono produttori biologici, realtà della filiera agroalimentare o dei servizi, amministrazioni locali e organizzazioni della società civile. Se ne parla il 28 novembre a Legnaro (PD) in una giornata ricca di stimoli sul tema.
Pubblichiamo – informa il SINAB – un documento elaborato dalla Commissione Ue con le domande e le risposte più frequenti relative alle disposizioni dei regolamenti del biologico (Regg. (CE) n. 834/2007, (CE) n. 889/2008 e (CE) n. 1235/2008).
Questo documento è fornito a solo scopo informativo dai servizi della Commissione e non è un documento giuridicamente vincolante.
Esso sarà regolarmente aggiornato e pubblicato sul sito web della Commissione europea al seguente link: ORGANIC FARMING UE
La bietola biologica parte con il botto. Il 2019, difficile per quasi tutte le colture compresa la barbabietola convenzionale, è stato il primo anno di coltivazione per la bietola bio. E i risultati presentati qualche sera fa a Minerbio (Bo), casa madre di Coprob, sono davvero da rimarcare.
«Siate orgogliosi di essere i pionieri della bietola biologica in Europa». Con queste parole Claudio Gallerani, presidente di Coprob, ha spronato bieticoltori e soci, riuniti per conoscere i parametri di riferimento della nuova campagna 2020 e, soprattutto, per il lancio in anteprima mondiale del Nostrano, il primo zucchero grezzo biologico 100% made in Italy che Coprob/Italia Zuccheri commercializzerà da gennaio 2020.
«Uno zucchero – chiosa Gallerani – che ci stanno chiedendo tutti. Per il quale la domanda è sensibilmente superiore alla nostra attuale capacità d’offerta. Un segno davvero positivo, indice che le scelte effettuate e il lavoro svolto da tutti ha portato a un risultato straordinario».
E’ questo il titolo della pubblicazione realizzata, dopo uno studio sui distretti biologici durato quattro anni (2016-2019), a cura del CREA. Il lavoro prende in esame un certo numero di “casi studio”, realtà molto diverse fra loro ma, scrivono gli autori, “i tempi sono maturi per tentare una prima valutazione di queste esperienze e individuarne i tratti comuni, al fine di sistematizzarle e ottenere indicazioni di carattere generale per il loro successivo sviluppo, che possano essere applicate ad altri territori”
I distretti biologici rappresentano una nuova forma di auto-organizzazione dei territori, in cui una pluralità di soggetti differenti, sia pubblici che privati, è chiamata a contribuire allo sviluppo locale, partendo dai valori dell’agricoltura biologica. A partire dal 2009, anno dell’istituzione del primo Bio-distretto nella zona del Cilento, il loro numero è andato via via aumentando, trascinato non solo dalle ottime performance economiche dell’agricoltura biologica, sempre più considerata come una scelta strategica per le filiere agroalimentari locali, ma anche ( e soprattutto) dalla consapevolezza che i valori di sostenibilità ambientale, equità sociale e trasparenza debbano essere centrali in ogni discorso sullo sviluppo locale.
Si chiamano “Direttive Volontarie per la Conservazione e l’Uso Sostenibile di Specie ed Ecotipi Agricoli” e mirano a “garantire la diversità delle coltivazioni e la resilienza degli agricoltori alla perdita delle risorse fitogenetiche” e “sono un valido aiuto ai paesi nello sviluppo di piani nazionali per la conservazione di queste risorse critiche per le coltivazioni”
Le nuove Direttive Volontarie sono state presentate in occasione di un evento a margine dell’ottava sessione dell’Organo direttivo del Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura tenutosi a Roma. Vanno ad integrare le Direttive Volontarie per la Conservazione e l’Uso Sostenibile dei Parenti Selvatici di Colture e Piante Alimentari Selvatiche pubblicate nel 2018.
Le varietà e gli ecotipi agricoli sono popolazioni di coltivazioni spesso geneticamente diverse, con un elevato livello di adattamento all’ambiente in cui crescono. I coltivatori indigeni le conoscono a fondo e selezionano sapientemente le loro sementi, gestendo i campi di conseguenza.
Le nuove “Linee Guida” della FAO si possono scaricare QUI
Se ne discuterà a Bolzano il 22 novembre durante Biolife, la fiera dell’eccellenza regionale biologica, mettendo a confronto le esperienze più avanzate nella zootecnia da latte, in Austria, in Germania e in Italia
Qual è la situazione e quali saranno i trend futuri dell’economia lattiera biologica? E quali sono i casi di maggior successo? Queste sono alcune delle domande alle quali sarà data risposta in occasione della seconda edizione di Organic 2030. Il congresso, dedicato all’agricoltura biologica e organizzato da Fiera Bolzano, è in programma venerdì 22 novembre durante la consueta manifestazione Biolife, fiera dell’eccellenza regionale biologica.
Il salone attira a Bolzano ogni anno oltre 200 espositori e 40.000 visitatori e da un paio di anni si è arricchito di appuntamenti dedicati agli operatori professionali, primo tra tutti il congresso Organic 2030, che si pone l’obiettivo di approfondire il tema dell’agricoltura biologica con un confronto tra la realtà italiana, austriaca e tedesca.
Una panoramica del settore lattiero biologico in Italia verrà offerta da Roberta Cafiero, dirigente dell’Ufficio PQAI del MIPAAFT,dipartimento impegnato nel finanziamento della ricerca in questo settore.
L’appuntamento con il congresso Organic 2030 è venerdì 22 novembre alle 10.00 presso la Südtirol Lounge di Fiera Bolzano ed è a ingresso gratuito previa iscrizione online
“Produzione biologica, rafforzamento del settore e garanzie per i cittadini”: è il titolo del convegno promosso da Anabio-Cia, AIAB e AssoCertBio, l’Associazione nazionale che raggruppa i principali Organismi di Certificazione del Biologico italiani e in programma a Roma per martedì 19 novembre alle ore 9, all’Auditorium Cia “Giuseppe Avolio (Via Mariano Fortuny 16).
La competitività dell’agricoltura e dell’agroalimentare italiano nell’economia globale – si legge nella presentazione del Convegno – è fondata sulla capacità di soddisfare le attese dei consumatori con prodotti di qualità, legati al territorio e sostenibili. Il profilo di qualità di un prodotto alimentare è fondato su prerequisiti quali la sicurezza igienico sanitaria, la veridicità delle etichette, i requisiti organolettici e salutistici, evocativi ed etici, di processo e di servizio; insomma è basato sulla risultante di azioni di sistema. Dal 1991 la Comunità Europea ha classificate di “qualità” le produzioni biologiche che per essere tali devono essere pianificate, correttamente realizzate, garantite e promosse verso i consumatori. La forma più adeguata di garanzia, nelle caratteristiche del mercato globale, è, oggi, la certificazione di parte terza, integrata e non contrapposta al ruolo generale di vigilanza pubblica, e quindi fattore generativo di valore reputazionale. Le “produzioni biologiche” rappresentano il metodo di produzione di punta nell’ambito della qualità ambientale ma vanno assumendo sempre più anche un’ importanza salutistica. I limiti generali nel funzionamento del “sistema” nel nostro Paese è rappresentato dalla carenze di un’inadeguata politica di Sistema, ovvero una concreta visione strategica condivisa tra Amministrazioni (ai vari livelli) e mondo produttivo, da cui consegue la mancanza di un programma coordinato di azioni, la sovrapposizione di competenze e la insufficiente valorizzazione ragionata dei diversi strumenti operativi.
Leggi tutto nel sito di Anabio-Cia dove si trova anche il programma del convegno
Sono questi gli obiettivi che si propone “Save Bees and Farmers”, una “European Citizen Initiative”avviata per fare pressione sulla Commissione europea affinché presenti leggi che favoriscano il raggiungimento degli obiettivi indicati. I promotori dell’iniziativa debbono raccogliere in un anno un milione di firme di cittadini appartenenti ad almeno 7 Paesi Ue
Eliminare i pesticidi di sintesi entro l’anno 2035, ripristinare la biodiversità, riformare e sostenere l’agricoltura nella fase di transizione. Questi i punti chiave attorno ai quali è nata “Save Bees and Farmers! Verso un’agricoltura favorevole alle api per un ambiente sano“, una European Citizen Iniziative avviata per fare pressione sulla Commissione europea affinché presenti leggi che favoriscano il raggiungimento degli obiettivi indicati.
L’iniziativa – registrata a settembre dalla Commissione europea – ha ora un anno di tempo per raccogliere un milione di firme di cittadini appartenenti ad almeno 7 Paesi Ue. Anche se non è previsto un obbligo per la Commissione Ue di legiferare accogliendo le richieste presentate nell’iniziativa, l’esperienza insegna che una Eci può avere una forte influenza sulle politiche, come dimostrato dalla Stop Glyphosate Initiative.