Avviato il Progetto START UP BIO

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Promosso da Federbio Servizi e CENTOFORM, è finanziato dall’Ue nell’ambito del Programma Erasmus con l’obiettivo di favorire la transizione dall’agricoltura convenzionale a quella biologica e a supportare i processi di innovazione delle aziende agricole. Si rivolge sia a giovani che vogliono avviare nuove aziende sia a agricoltori che scelgono di convertire al biologico la loro attività. Sarà attivato un partenariato internazionale composto da Ecovalia (Spagna), Agribio (Portogallo), Akep (Grecia), FiBL Europa (Belgio) e IFOAM che punta, nei 24 mesi di durata del progetto, in ciascun Paese, a formare 80 nuovi agricoltori biologici, per un totale di 320 operatori

Un’iniziativa tesa a favorire la transizione dall’agricoltura convenzionale a quella biologica e a supportare i processi di innovazione delle aziende agricole. Questo l’obiettivo del Progetto START UP BIO, della durata di 24 mesi, che propone una formazione qualificata e innovativa ai “nuovi giovani agricoltori” interessati a valutare percorsi di start up di aziende agricole bio e agli imprenditori agricoli già attivi che intendano convertire i propri sistemi di produzione passando al biologico. START UP BIO, che ha già avuto l’endorsement istituzionale del MiPAAF nell’ambito del Programma della Rete Rurale Nazionale 2014-2020, sarà svolto con il supporto di un partenariato internazionale composto da Ecovalia (Spagna), Agribio (Portogallo), Akep (Grecia), FiBL Europa (Belgio) e IFOAM.

Il progetto prevede lo sviluppo e la sperimentazione di strumenti formativi innovativi basati sull’Information Technology allo scopo di supportare processi di qualificazione degli operatori del settore primario. La creazione di nuova occupazione attraverso l’agricoltura biologica è dunque l’elemento fondante di questo percorso formativo che nei metodi di produzione biologica vede una prospettiva per il ritorno alla terra, contribuendo al ricambio generazionale nel settore primario.

Leggi tutto il Comunicato stampa di Federbio

Si chiama “Italian Input List” ed è la piattaforma per il controllo dei mezzi tecnici utilizzabili in agricoltura biologica

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I mezzi tecnici di cui si parla sono essenzialmente i prodotti per la nutrizione e per la difesa delle piante ed è l’unico settore della filiera del biologico che oggi non rientra nel sistema di controllo e certificazione previsto dal Regolamento europeo. Perciò sarà un supporto decisivo – sottolineano Federbio e FiBL che l’hanno promossa – ai tecnici e agli agricoltori per ridurre le eventuali contaminazioni da prodotti che contengono sostanze non autorizzate. I ritrovamenti di tracce di sostanze “indesiderate”, infatti, non rischiano solo di incrinare la fiducia del consumatore, ma determinano anche automaticamente il declassamento di questi prodotti a “non biologici” con grave danno per gli agricoltori

Un registro pubblico online che elenca i mezzi tecnici che possono essere utilizzati dagli agricoltori biologici certificati in Italia poiché conformi agli standard messi a punto a seguito della collaborazione siglata a febbraio 2019 tra FederBio e FiBL, l’Istituto svizzero leader in materia di ricerca e di consulenza in agricoltura biologica a livello europeo.

La lista sarà completamente operativa entro febbraio 2020.

“L’agricoltura biologica è la forma di agricoltura più controllata e certificata in Europa. Servono altrettanta chiarezza, rigore e corretti schemi di certificazione dei mezzi tecnici per la difesa e dei fertilizzanti, ad oggi di fatto l’unico comparto della filiera bio che non è certificato, ha dichiarato Enrico Maria Casarotti, membro dell’Ufficio di Presidenza FederBio con delega ai mezzi tecnici.

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“Italian Input List”: nasce la piattaforma per il controllo dei mezzi tecnici utilizzabili in agricoltura biologica

S.O.S soil, un’iniziativa europea per salvare il suolo

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Lanciata a metà ottobre, ha lo scopo di mettere in rilievo l’importanza della materia organica del suolo e la necessità di sviluppare strumenti che portino l’Europa ad implementare una gestione del suolo sostenibile

In occasione del congresso mondiale 2019 di Iswa, è stata lanciata a Bilbao l’iniziativa S.O.S. Soil ‘Save Organics in Soil’. I promotori dell’iniziativa sono l’European compost network (Ecn) e il Consorzio italiano compostatori (Cic). Lo scopo è mettere in rilievo l’importanza della materia organica del suolo ed incoraggiare i responsabili politici a sviluppare strumenti che portino l’Europa ad implementare una gestione del suolo sostenibile.

”Il suolo è una risorsa vitale e non rinnovabile per gli ecosistemi, poiché svolge un ruolo essenziale in servizi come la depurazione delle acque e la produzione alimentare”, sottolinea Kristel Vandenbroek, presidente della European compost network (Ecn). ”È anche un importante ‘magazzino’ globale del carbonio, con un potenziale significativo per ridurre le emissioni di gas serra. Tuttavia, la capacità del suolo di fornire servizi ecosistemici – in termini di produzione alimentare, come riserva di biodiversità e come regolatore di gas, acqua e sostanze nutritive – è sottoposta a forti pressioni”.

”Il riciclaggio organico svolge un ruolo importante nell’economia circolare. È un elemento chiave nella mitigazione del clima e nel preservare la fertilità del suolo. Sono molto orgoglioso di ospitare il lancio di questa iniziativa che sottolinea l’importanza del suolo nell’economia circolare”, aggiunge il presidente dell’Iswa, Antonis Mavropoulus, in una nota che riceviamo dalla nostra agenzia di stampa Adnkronos.

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In cerca del nuovo riso, fatto apposta per la coltivazione biologica

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Una sperimentazione promossa da Rete Semi Rurali e che ha visto la partecipazione attiva di quattro aziende risicole biologiche che hanno rimesso in campo 224 varietà di riso che sono poi state valutate da gruppi di agricoltori, tecnici e commercianti per identificare quelle che rispondevano meglio alle esigenze produttive e commerciali

Nell’azienda agricola Una Garlanda, gestita dalla famiglia Stocchi presso Rovasenda (VC), si sta lavorando al progetto “Riso Resiliente 2019”, promosso da Rete Semi Rurali (www.semirurali.net) con il sostegno della Fondazione Cariplo. Nel corso della stagione 2019 nell’azienda è stata allestito un esperimento su 17 varietà di riso, descritto e conservato in Italia, e un campo catalogo dove sono stati messi a dimora i semi di 224 varietà di riso, di origine italiana ma conservate presso l’istituto internazionale di ricerca sul Riso nelle Filippine, “International Rice Research Institute”(IRRI) , uno degli 11 centri di ricerca della rete CGIAR. Il progetto vuole contribuire ad innovare il sistema risicolo, facilitando l’accesso alla semente adattata in contesti locali, sviluppata nelle condizioni pedo climatiche di ogni territorio e gestite autonomamente dai risicoltori.

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Approvare la legge sul biologico

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E’ una delle leggi definite di fondamentale importanza dalla ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova inaudizione nelle commissioni di Camera e Senato. Il biologico indicato anche come chiave per il contrasto ai cambiamenti climatici.

“Ci sono molte proposte di legge di fondamentale importanza da portare a compimento come quella sulle semplificazioni, la proposta sul biologico, il divieto delle aste al doppio ribasso, il contenimento del consumo di suolo, solo per citarne alcune”. Lo annuncia la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova ascoltata nelle commissioni Agricoltura di Camera e Senato. Parlando delle linee programmatiche del suo dicastero ha detto: “Credo in una stretta collaborazione con il Parlamento per dare prospettiva all’attività quotidiana di agricoltori, pescatori, allevatori, produttori di cibo e vini di qualità italiani”. Ha aggiunto sempre rivolgendosi ai parlamentari: “Sono convinta che davanti alle necessità di questo settore non ci siano colori politici, ci sono soluzioni da mettere in campo. Costruirle insieme è la sfida che ci aspetta nei prossimi mesi”.

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Abbigliamento sostenibile? Serve una guida all’acquisto

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Un articolo di ‘Vanity Fair’ si cimenta con l’argomento. Importante ricordare che, per quanto riguarda l’abbigliamento, non esiste una normativa analoga al Regolamento europeo sull’agricoltura biologica, bensì dei disciplinari privati la cui applicazione consente di utilizzare il relativo marchio

 

Scegliere di acquistare capi ecosostenibili è il primo passo verso una trasformazione del proprio stile di vita. Il cotone biologico, le fibre etiche, tinture ricavate da erbe… Sono dettagli non trascurabili in questa ritrovata coscienza ambientalista in grado di  farci sentire individui green.

Se Roma non fu costruita in un giorno, lo stesso vale per l’ecosostenibilità
L’emergenza ambientale impone un’attenzione quasi maniacale nella scelta dei prodotti: non basta sapere che il piumino che indossiamo è in nylon riciclato, che le imbottiture in piume d’oca non hanno recato danno al benessere degli animali, o che il sistema di produzione industriale ha ridotto al minimo le emissioni di CO2.

La nostra camicia in cotone bio ci fa sentire a posto con la coscienza? Bene, ma ha il GOTS?
Dalle coltivazioni di cotone agli allevamenti per la lana, via via fino al dettaglio dell’etichettatura di un capo di abbigliamento, nulla sfugge al Global Organic Textile Standard (GOTS), il Vangelo per il biologico nel settore tessile per chi vuole convertirsi alla moda green, che garantisce che il ciclo produttivo rispetti restringenti parametri sia ambientali che etici.

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“Riflettere sulla possibilità di stabilire un obiettivo obbligatorio a livello Ue di riduzione del rischio da pesticidi”

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Per la responsabile europea alla Salute, Stella Kyriakides, è uno dei punti qualificanti del suo mandato, assieme alla lotta contro la resistenza agli antibiotici. La neo commissaria si è impegnata, inoltre, a cercare “i modi per accelerare l’immissione sul mercato dei prodotti a basso rischio, in particolare quelli di origine biologica”

Lottare contro le frodi alimentari e la resistenza agli antibiotici; ridurre la dipendenza da pesticidi; realizzare una strategia per la produzione alimentare sostenibile dal campo alla tavola. Sono le indicazioni date dalla presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, alla commissaria designata alla Salute, la cipriota Stella Kyriakides. Si tratta di uno dei portafogli più vasti della Commissione: copre la salute umana come quella delle piante e degli animali, spaziando dai fitofarmaci alle biotecnologie agrarie, dall’etichettatura degli alimenti ai novel food, fino al benessere animale.

Nel tratteggiare agli europarlamentari della commissione per l’Ambiente, la Sanità pubblica e la Sicurezza alimentare le linee guida del suo ministero, Stella Kyriakides ha indicato due punti qualificanti: “Riflettere sulla possibilità di stabilire un obiettivo obbligatorio a livello Ue di riduzione del rischio da pesticidi” e “aumentare le informazioni ai consumatori” nelle etichette alimentari, senza per forza “cambiare le regole esistenti”. Poi, nel suo discorso introduttivo, Kyriakides – psichiatra, deputata in patria dal 2006 e presidente della Commissione parlamentare sulla Salute e affari sociali di Nicosia – è stata ancora più chiara entrando nel merito.

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Possiamo salvare il mondo prima di cena

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Jonathan Safran Foer ha riassunto così, nel titolo del suo ultimo saggio, la proposta per ridurre drasticamente il consumo di carne e di tutti gli alimenti di origine animale: essere vegani tutto il giorno tranne che a cena, per dare un contributo importante alla lotta contro i cambiamenti climatici.  “Slow food.it” propone una riflessione sul libro e un’intervista al suo autore

Con la sua ultima fatica Jonathan Safran Foer ci mette subito davanti a un fatto compiuto: della crisi climatica non ce ne importa un fico secco. E per una serie di motivi che tra l’altro ci assolvono – a patto che di prenderne atto e di agire di conseguenza, subito – e che non vi sto a enumerare perché Foer lo fa molto bene. Sicché il consiglio è di leggervi il libro, anche perché Possiamo salvare il mondo prima di cenaconferma le doti di grande comunicatore dell’autore newyorkese, tra i pochi a mettere penna (e popolarità) al servizio dell’ambiente. Un impegno che gli fa onore.

 Tra i pregi del suo saggio c’è il tentativo, a nostro avviso riuscito, di farci appassionare o per lo meno interessare, alla crisi climatica. Che, ce ne rendiamo tutti conto, dal punto di vista narrativo non è proprio una buona storia – ed è lo stesso Foer a sottolinearlo – mentre «Per usare le parole dello psicologo e premio Nobel Daniel Kahneman, uno dei primi studiosi a capire che la nostra mente ha una modalità lenta (deliberativa) e una veloce (intuitiva): “Per mobilitare le persone, questa (la crisi climatica [ndr]) deve diventare una questione emotiva”. Se continuiamo a sentire lo sforzo di salvare il nostro pianeta come una partita fuori casa di metà campionato, non avremo speranza».

Ed eccoci al terzo punto di forza del saggio. Il messaggio è uno, forte e chiaro: non abbiamo più scuse, siamo tutti chiamati a partecipare ora a quello sforzo collettivo che salverà umanità e ambiente. Perché «chi sa come stanno andando le cose ed è disposto ad ammettere la verità più scomoda, concorderà che siamo facendo di gran lunga troppo poco e troppo lentamente e che proseguendo di questo passo andremo dritti verso la nostra distruzione». E dunque dobbiamo dare il via a quello sforzo collettivo senza il quale, di certo, non potremo assicurare una vita, così come l’abbiamo conosciuta finora, a noi e alla Terra: tagliare (e di grosso) il consumo di prodotti di origine animale. La proposta di Foer è molto semplice: be vegan before dinner, niente prodotti di origine animale almeno a colazione e pranzo, merendine incluse, il paninetto cotto e formaggio delle undici al bar conta eccome. «Non possiamo mantenere il tipo di alimentazione cui siamo abituati e al tempo stesso mantenere il pianeta cui siamo abituati. Dobbiamo rinunciare ad alcune abitudini alimentari oppure rinunciare al pianeta. La scelta è questa, netta e drammatica. Dov’eri quando hai preso la tua decisione?».

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Agricoltura biologica: un nuovo corso all’Università di Urbino

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Sono aperte (fino al 15 ottobre 2019) le iscrizioni alla III edizione del Corso di formazione permanente “Modelli, politiche e strategie per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”. Ne da notizia il sito del Sinab. L’obiettivo del Corso è fornire gli elementi essenziali dei modelli di agricoltura biologica, analizzati mediante un approccio sistemico, con riferimento agli aspetti più prettamente tecnico-agronomici e a quelli relativi alla regolamentazione e alle politiche di sostegno, alle strategie di impresa e agli strumenti di marketing e comunicazione per la valorizzazione delle produzioni.

Il Corso rappresenta, quindi, una proposta formativa finalizzata a favorire i processi innovativi nelle aree rurali e, più in generale, a sostenere il rafforzamento del comparto del biologico, in considerazione: dell’andamento positivo della domanda e della crescente attenzione dei consumatori verso le tematiche della tutela dell’ambiente e della cura della salute; del necessario accrescimento delle conoscenze specifiche e delle competenze degli imprenditori e dei diversi soggetti coinvolti, a vario titolo e in diversi contesti territoriali, nella proposta di food system più sostenibili, sul piano economico, sociale e ambientale.

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“La priorità è senza dubbio dare più forza ai produttori agricoli”

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A dirlo è Maria Grazia Mammuccini, neo presidente nazionale di Federbio, che in un’intervista a “Agricoltura.it” propone molti spunti utili alla discussione fra le varie componenti del movimento per il biologico. Per esempio sulla necessità di coniugare lo sviluppo di filiere corte con le filiere di Made in Italy, passando per la promozione di un ruolo importante per i Distretti biologici. Oppure, l’importanza di sottrarsi alla trappola dei prezzi al ribasso a cui contrapporre la capacità di praticare il principio del ‘giusto prezzo’.

Amministratore dell’Arsia Toscana, dal 1995 al 2010; imprenditrice agricola nel Valdarno, dal luglio di quest’anno eletta presidente nazionale di Federbio. Con Maria Grazia Mammuccini abbiamo fatto il punto sull’agricoltura biologica in Italia ed in Toscana, dalla produzione ai consumi, agli sviluppi della Pac e le novità del Pan.

Presidente Mammuccini, neo presidente di FederBio. Quali sono le responsabilità e i programmi di questo nuovo prestigioso incarico?

Siamo in una fase cruciale per il bio e le responsabilità non sono di poco conto. Il settore cresce ormai da anni e sta diventando uno dei riferimenti fondamentali per l’agricoltura del futuro in grado di conciliare sostenibilità economica, sociale e ambientale, un approccio efficace nel contrasto al cambiamento climatico e una concreta opportunità di sviluppo e occupazione per i territori rurali.

Ed è proprio in questa fase, determinante per il futuro, che occorre fare il punto sulle strategie da adottare e sugli strumenti da mettere in campo per riuscire a cogliere le opportunità che abbiamo di fronte in più direzioni, sia per la diffusione di filiere corte a livello locale, che per l’affermazione dei distretti bio e per lo sviluppo di filiere di Made in Italy Bio. Per questi obiettivi la priorità è senza dubbio dare più forza ai produttori agricoli per far crescere la produzione nazionale; è questa la prima condizione per difendere il “vero biologico” italiano.

Ma in questa fase di grandi cambiamenti anche la Federazione deve adeguarsi. Occorre partire dall’importante lavoro fatto fino ad oggi per innovare, puntando a rafforzare soprattutto la sezione soci produttori, recuperando relazioni positive con le altre associazioni del settore, raccogliendo e integrando le nuove esperienze per costruire “la Casa Comune del biologico italiano” con una governance di donne e uomini capaci di misurarsi con i tanti aspetti che il biologico deve affrontare, quello ambientale, climatico, della salute oltre a quello economico e sociale.

Leggi tutta l’intervista su “agricoltura.it”

Biologico. Mammuccini (Federbio): La crescita continua, ma serve tutela per qualità e prezzi. «Obiettivo 40 per cento di superficie bio entro il 2030»