“Il fatto alimentare” ha intervistato Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio, sui problemi che il variegato mondo del biologico (aziende, cittadini consumatori, tecnici, associazioni e istituzioni) deve affrontare di fronte alla crescita straordinaria del settore. Per esempio, la necessità di innovare il sistema dei controlli, per garantire maggiore sicurezza, ma anche di evitare la rincorsa al prezzo più basso a discapito della qualità
I numeri del Sinab (Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica) indicano che i terreni destinati all’agricoltura biologica continuano ad aumentare e a fine 2018 sfioravano i 2 milioni di ettari: il 15,5% della superficie agricola utilizzata. D’altra parte, anche se con velocità minore rispetto agli anni scorsi, i consumi aumentano ancora, grazie soprattutto alla diffusione di linee di prodotti bio nella grande distribuzione: nel complesso il fatturato degli acquisti domestici è pari a circa 3,5 miliardi, cui si devono aggiungere 500 milioni del bio ‘fuori casa’. La crescita sul 2017 è del 5,3%, lontana dai valori a due cifre degli anni scorsi, ma sempre interessante. Le famiglie che hanno acquistato biologico almeno una volta nel 2018 sono state 21,4 milioni, l’86% del totale; nel 2012 erano il 53%.
Abbiamo chiesto un commento su andamento e prospettive a Maria Grazia Mammuccini presidente di FederbBio. “Lo sviluppo del biologico – dice Mammuccini – non è stato accompagnato da campagne di informazione istituzionali, ma è stato un processo di maturazione spontanea. Ora è importante informare i consumatori sui veri valori del metodo biologico. Il primo, e anche quello di cui si parla meno, è l’importanza di questo sistema per mantenere la fertilità del suolo. L’agricoltura convenzionale nutre le piante, fornendo gli elementi chimici necessari alla crescita; l’agricoltura biologica invece nutre il suolo, grazie a una serie di tecniche (come le rotazioni colturali, i sovesci, la trinciatura delle erbe nel suolo e l’uso di fertilizzanti organici) che evitano l’impoverimento del suolo e fanno sì che questo non vada verso la desertificazione, come accade per i terreni convenzionali”.
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