«Maneggiare con cura. Cambiamento climatico e fair trade»

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E’ il titolo dell’iniziativa promossa a Verona, per il terzo anno consecutivo, da Altromercato. Tanti gli appuntamenti della giornata con l’attenzione rivolta ai gravi problemi che producono i cambiamenti climatici e a come gli agricoltori della reta dl commercio equo solidale cercano di affrontarli

Eventi atmosferici avversi in aumento vertiginoso. Stagioni calde sempre più lunghe e con temperature record. Attacchi di parassiti con un’intensità prima inimmaginabile. Produzione di caffè calata di un terzo in soli cinque anni. Sono solo alcuni esempi degli effetti del cambiamento climatico sulle produzioni agricole che si sono trovati a fronteggiare i produttori italiani e internazionali di Altromercato, la più grande organizzazione di commercio equo e solidale in Italia e seconda al mondo.

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https://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/altromercato-campus-il-commercio-equo-e-solidale-contro-i-cambiamenti-climatici-1.7702377

E’ in arrivo Koba, la pelliccia fatta con ingredienti vegetali e biologici

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La lancerà l’anno prossimo la stilista Stella McCartney, sostenitrice convinta dell’economia green, del vegetarismo e del cruelty free, ha realizzato la sua ‘pelliccia vegetale’ utilizzando materiali provenienti dal riciclo, ed essendo essa stessa riciclabile.

Mentre gli animalisti di tutto il mondo sono impegnati a difendere i diritti degli animali – uccisi, maltrattati, utilizzati come cavie – c’è chi nel campo della moda si batte per la stessa causa. In prima linea troviamo Stella McCartney, una delle stiliste che hanno maggiormente a cuore la questione ambientale e moltiplicano le iniziative green, vegetariane e cruelty-free. Vegana convinta, trasferisce i sui ideali di vita anche nelle sue collezioni, che sono ecosostenibili e riducono al minimo sia gli sprechi che lo sfruttamento animale all’interno del fashion system. Da diversi anni ha eliminato dalle sue creazioni tutti i tessuti realizzati con pelle di animali e di recente ha lanciato un progetto davvero innovativo, la prima pelliccia biologica prodotta solo con ingredienti vegetali.

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13 Comuni del Lazio insieme nella lotta ai fitofarmaci

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Tredici Comuni del Lazio vogliono coordinare la loro azione nella lotta ai pesticidi in agricoltura. Lo stanno facendo i Comuni di Orte, Vasanello, Canepina, Vignanello, Vallerano, Gallese, Fabrica di Roma, Corchiano, Civita Castellana, Castel Sant’Elia, Nepi, Calcata, Faleria – tutti appartenenti al Biodistretto della via Amerina e delle Forre –si vogliono organizzare per riuscire a ridurre – se non azzerare – l’uso di pesticidi nel loro territorio.

”L’obiettivo principale”,  ha annunciato  il presidente del Biodistretto, Famiano Crucianelli, “è arrivare a una omogeneità delle ordinanze che regolano l’uso dei fitofarmaci o che, in altri casi, vietano l’uso di alcuni diserbanti come il glifosato”. Creare un fronte comune omogeneo in questa battaglia, superando le differenze tra le normative delle diverse amministrazioni, è infatti fondamentale per ottenere risultati significativi.

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Fronte comune per 13 Comuni del Lazio nella lotta ai fitofarmaci

50 realtà del biologico veneto lanciano una rete centrata sull’innovazione

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Nasce una rete innovativa formata da 50 realtà venete del settore. Attività private ed enti pubblici per un fatturato complessivo pari a circa 3 milioni di euro. Sono 38 mila gli ettari coltivati senza chimica in Veneto, e il settore fattura 2,5 miliardi di euro in Italia. A promuovere Bioinnova – questo il nome della rete – è Coldiretti Veneto, che l’ha presentata il 30 settembre al campus Agripolis dell’Università di Padova a Legnaro, in occasione del debutto del primo corso di laurea in Italia “Tecniche e gestione delle produzioni biologiche vegetali” presieduto dal professor Giuseppe Zanin.

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Quando le uova sono tutto tranne che biologiche

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La posizione di Federbio a sostegno dei produttori onesti e la sua ferma condanna a comportamenti irregolari non è certo una novità; questa volta però la netta posizione della Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica arriva in seguito ad una serie di botta e risposta tra i protagonisti della vicenda tristemente ribattezzata dai media “La truffa del Bio”.

Andiamo con ordine. All’inizio del mese di ottobre l’associazione animalista Essere Animali aveva diffuso un video in cui si mostravano le condizioni drammatiche in cui vengono allevate le galline ovaiole in gabbia in un allevamento di Verghereto (FC) fornitore del Gruppo Eurovo, titolare del marchio Le Naturelle.

Di fonte all’inequivocabilità delle immagini la multinazionale leader europea nella produzione e distribuzione di uova e ovoprodotti aveva diffuso una nota in cui dichiarava che le immagini diffuse si riferivano a settori dell’allevamento da cui non provenivano le uova commercializzate con il marchio “Le Naturelle”.

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FederBio: a fianco di chi denuncia i finti allevamenti biologici di galline

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Da sempre a supporto della Magistratura e delle Forze di Polizia giudiziaria nelle indagini sul falso bio, la Federazione punta a tutelare le imprese oneste del biologico italiano e i consumatori.

In relazione all’inchiesta di un’associazione animalista sulla produzione di uova andata in onda il 10 ottobre scorso in un servizio televisivo del Tg1 dal titolo “La truffa Bio”, la Federazione, che da 26 anni è in prima linea per la tutela delle produzioni biologiche e biodinamiche, prende le distanze dai comportamenti e dalle pratiche evidenziate nel corso del servizio televisivo e chiede di fare chiarezza sulla vicenda che coinvolge alcuni allevamenti di un’azienda dell’Emilia Romagna.

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”Bee the future”: un progetto per salvare le api promosso da Eataly, Slow Food e Arcoiris

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Con un anno e mezzo di anticipo rispetto al timing previsto, già in autunno sarà raggiunto l’obiettivo dei cento ettari di terreno destinati ai fiori più amati dalle api. Il progetto si chiama “Bee the future” ed è stato lanciato nella primavera 2018 da Eataly, assieme a Slow Food e Arcoiris, unica azienda italiana a produrre esclusivamente sementi biologiche e biodinamiche. Dalla collaborazione è nata una linea di semi da agricoltura biologica, attraverso la selezione di varietà mellifere particolarmente incisive per lo sviluppo delle api: malva, girasole, calendula, coriandolo, aneto, borraggine, fiordaliso. 

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L’importanza di informare i consumatori sui veri valori del metodo biologico

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“Il fatto alimentare” ha intervistato Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio, sui problemi che il variegato mondo del biologico (aziende, cittadini consumatori, tecnici, associazioni e istituzioni) deve affrontare di fronte alla crescita straordinaria del settore. Per esempio, la necessità di innovare il sistema dei controlli, per garantire maggiore sicurezza, ma anche di evitare la rincorsa al prezzo più basso a discapito della qualità

I numeri del Sinab (Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica) indicano che i terreni destinati all’agricoltura biologica continuano ad aumentare e a fine 2018 sfioravano i 2 milioni di ettari: il 15,5% della superficie agricola utilizzata. D’altra parte, anche se con velocità minore rispetto agli anni scorsi, i consumi aumentano ancora, grazie soprattutto alla diffusione di linee di prodotti bio nella grande distribuzione: nel complesso il fatturato degli acquisti domestici è pari a circa 3,5 miliardi, cui si devono aggiungere 500 milioni del bio ‘fuori casa’. La crescita sul 2017 è del 5,3%, lontana dai valori a due cifre degli anni scorsi, ma sempre interessante. Le famiglie che hanno acquistato biologico almeno una volta nel 2018 sono state 21,4 milioni, l’86% del totale; nel 2012 erano il 53%.

Abbiamo chiesto un commento su andamento e prospettive a Maria Grazia Mammuccini presidente di FederbBio. “Lo sviluppo del biologico – dice Mammuccini – non è stato accompagnato da campagne di informazione istituzionali, ma è stato un processo di maturazione spontanea. Ora è importante informare i consumatori sui veri valori del metodo biologico. Il primo, e anche quello di cui si parla meno, è l’importanza di questo sistema per mantenere la fertilità del suolo. L’agricoltura convenzionale nutre le piante, fornendo gli elementi chimici necessari alla crescita; l’agricoltura biologica invece nutre il suolo, grazie a una serie di tecniche (come le rotazioni colturali, i sovesci, la trinciatura delle erbe nel suolo e l’uso di fertilizzanti organici) che evitano l’impoverimento del suolo e fanno sì che questo non vada verso la desertificazione, come accade per i terreni convenzionali”.

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A Bari un corso di formazione per Tecnico delle produzioni animali in agricoltura biologica e integrata

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Il progetto formativo Tecnico delle produzioni animali in agricoltura biologica e integrata è rivolto a giovani di età compresa tra 18 e 35 anni, disoccupati, diplomati. Mira a formare consulenti capaci di seguire le aziende di allevamento che chiedono di ottenere la certificazione/marchio biologico. Le iscrizioni si chiudono il 18 ottobre.

Leggi tutto su “Bari live”

Biologico: la crescita rallenta ma continua

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“Per il settore del biologico italiano il 2019 si sta configurando come un anno importante. Si può pensarlo come un anno spartiacque tra un modello agricolo fin qui caratterizzato da una forte spinta propulsiva sul fronte della domanda e dell’offerta – ma ancora bisognoso di un indirizzo politico programmatico che ne garantisca e ne preservi gli spazi – e un sistema produttivo del futuro più prossimo che la società ha universalmente riconosciuto come paladino di un’istanza sociale e ambientale che non può essere rimandata”. 

A settembre il Mipaaf ha pubblicato i principali dati strutturali del comparto del biologico, come da tradizione presentati anche nell’ambito del SANA, il salone internazionale del biologico e del naturale. I dati sono elaborati dal SINAB: Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica e contenuti nella pubblicazione Bio in cifre 2019 – Anticipazioni.

In crescita superfici e operatori

I numeri delle superfici e degli operatori italiani indicano che il comparto, al 31 dicembre 2018, mantiene la tendenza positiva che lo caratterizza. La superficie nazionale raggiunge quota 1.958.045 ettari e il numero degli operatori le 79.046 unità.

Ma quali incrementi si sono avuti negli anni?
La variazione rispetto all’anno 2017 è di quasi 50.000 ettari di SAU biologica in più, vale a dire un +2,6% di superfici; mentre gli operatori registrano un incremento di oltre 3.000 unità, con un +4,6%. I 3.000 operatori sono per quasi l’80% aziende agricole con trasformazione del prodotto o meno, e per poco meno del 20% aziende impegnate solamente nell’attività di trasformazione.
L’incidenza sulla SAU nazionale cresce, nello stesso periodo, di 0,4 punti percentuali, raggiungendo il 15,4%. Nell’anno dell’ultimo Censimento dell’agricoltura, il 2010, su 100 ettari di SAU, solamente 8,7 erano biologici: in 9 anni di rilevazione l’incremento è dunque del 6,7%.

Delizia Del Bello – Mipaaf
Riccardo Meo – ISMEA

Leggi tutto sul numero 83 di PianetaPSR, settembre 2019